Galileo Galilei, fondatore della scienza moderna, era un amante del vino e, ovviamente, era un estimatore dei prodotti montalcinesi, tanto che mandava dei salumi a un suo amico, Ascanio Piccolomini, per avere in cambio vini di una vigna di Montalcino: a raccontare questo aneddoto è Alessandro De Angelis sul “Corriere della Sera”, in un articolo intitolato “Il piacere di Galileo scienziato (di)vino”.
La passione di Galileo per il vino iniziò durante il periodo trascorso a Padova (1592-1610), dove acquistò un terreno a vigna e cominciò a produrre vino (applicando la sua precisione scientifica anche alla coltivazione delle viti), oltre che a comprarlo e a riceverlo in dono, ma gli esperimenti scientifici applicati al vino si intensificarono soprattutto a partire dal 1617, durante l’ultima parte della sua vita. L’allievo prediletto di Galilei, Vincenzo Viviani, scrisse che il maestro amava sperimentare nuovi metodi di produzione, tra cui una rudimentale macerazione carbonica, una vinificazione in un’atmosfera povera di ossigeno e ricca di anidride carbonica, che favorisce la formazione di aromi di frutti rossi e limita l’asprezza e l’astringenza.
Molte informazioni sul rapporto tra Galilei e il vino derivano dallo scambio di lettere con la figlia Maria Celeste: di 124 lettere mandate al padre, ben 36 menzionano il vino. Lo scienziato produceva sia vino bianco sia rosso, e lo regalava alle consorelle (tra cui vi era anche l’altra figlia, Suor Arcangela, con cui però Galilei non parlava). Tra le uve bianche coltivate, vi era la verdea, varietà caduta in disuso e recentemente recuperata.
Non sembra comunque che Galileo abusasse del vino, se non raramente durante i periodi di difficoltà che si intensificarono a seguito della condanna per eresia, avvenuta nel 1633
“La passione di Galileo per il vino, ampiamente documentata, ha in parte associato il genio toscano alla diffusa idea dell’ebbrezza alcolica come via privilegiata per accedere a verità nascoste o nuove forme di conoscenza. Tuttavia, per quanto centrale nella vita di Galileo, e nonostante le raccomandazioni e talvolta i rimproveri della sua prediletta primogenita, questo rapporto pare restare abbastanza sano, anche in relazione ai costumi dell’epoca e alle abitudini di altri grandi scienziati contemporanei. In un periodo in cui il sapere era spesso soggetto a censura e dogmi, e l’acqua non di rado risultava putrida, possiamo facilmente immaginare Galileo sorseggiare un bicchiere di vino mentre rifletteva sulle orbite planetarie o sulle leggi del moto, trovando in quella bevanda conforto e ispirazione”, conclude Alessandro De Angelis sul Corriere della Sera.