Il timo in testa, seguito da girasole, tiglio (pari merito) e eucalipto. È questo il podio disegnato dalla giuria di massimi esperti degustatori del “Roberto Franci”, lo storico concorso nazionale che si tiene da trentasei anni all’interno della “Settimana del Miele” (8-10 settembre), tra le più importanti kermesse del mondo dell’apicoltura in Italia. A ritirare il primo premio Sebastiano Milluzzo dell’omonima Azienda Agricola, col miele di timo. “Arrivo da Canicattini Bagni - spiega Milluzzo - un piccolo Comune sui monti Iblei, unico posto in cui si produce questa varietà. Il primo posto è una bella soddisfazione che mi stimola a migliorare sempre di più, lo dedico alla mia famiglia che ha creduto in me e anche all’Asga che ha organizzato questo evento”.
Secondo posto ex aequo per il miele di tiglio dell’Apicoltura Zipoli di Balarini Ancilla (Crema) e il miele di girasole di L’ape e L’arnia di Giulio Iacovanelli (Chieti), che ha anche conquistato la medaglia di bronzo con il miele di eucalipto. “Di solito la produzione è maggiore - racconta Iacovanelli - invece quest’anno ha avuto un calo del 70%. Però la qualità è nettamente superiore e non capisco il motivo, perché in genere, se si produce di meno, il prodotto risulta peggiore”. Per Iacovanelli Montalcino è quasi una seconda casa. “La prima volta che venni avevo 18 anni. Ho condiviso diverse partecipazioni col compianto Roberto Franci (ideatore della “Settimana del Miele”, ndr), adesso erano sette anni che mancavo. Spero di partecipare anche nelle prossime edizioni”.
Premiati anche i vincitori delle singole varietà di miele prodotte in tutta Italia. Miglior coriandolo per Adi Apicoltura (Chieti), mentre Masoero Alfredo (Torino) vince col rododendro e col millefiori, Apicoltura Luca Finocchio (Chieti) spicca per l’acacia e L’ape e L’arnia (Chieti) fa il poker con sulla e agrumi. C’è spazio anche per Montalcino nella lista dei riconoscimenti. Dario Ciacci (Villa i Cipressi) ha ricevuto l’attestato per aver prodotto il miglior miele di castagno. “Ci fa piacere - sottolinea Ciacci - è stata un’annata più difficile anche se per il castagno, a quota più elevata e con più umidità, è andata meglio. Siamo contenti di esserci, di rappresentare Montalcino. Dobbiamo resistere a questo momento duro e trovare la forza per andare avanti, sperando che il clima nei prossimi anni sia più favorevole”.
E proprio le avversità al mondo delle api sono state al centro del convegno della “Settimana del Miele”, dove sono stati forniti dati impietosi sulla situazione apistica italiana. Quest’anno la resa sarà del 30% rispetto alla media nazionale, con raccolti prossimi allo zero in territori da sempre più vocati della Penisola. Ecco spiegato allora il ristretto numero di partecipanti al concorso (85), numero praticamente dimezzato rispetto alle edizioni precedenti. Ma proprio questa tenacia, questa voglia di non mollare, rappresenta la fiammella di speranza per un futuro migliore.
C’era attesa anche per il “Miele del sindaco”, premio nato proprio a Montalcino e promosso da Le Città del Miele che, a differenza del “Roberto Franci”, non è un riconoscimento di qualità ma di identità territoriale. La tipologia che quest’anno più di altri si è legata con il territorio di origine è il miele di ciliegio canino (meglio noto come miele di marasca), proveniente dalla città di Sacile (Friuli Venezia Giulia), considerata il “giardino della serenissima” dai tempi dei Dogi. Si tratta di un miele raro, dal sapore classico e dal profumo della marmellata di ciliegie, difficilmente reperibile al di fuori della zona del Carso. Il premio consiste in un attestato sia all’apicoltore che lo ha prodotto, sia alla città, visto che a vincere è idealmente la cittadinanza.
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Tanto vincono sempre gli stessi , è una buffonata!